L’Associazione Dal Piaz ConForm ha istituito il Premio nazionale Prof. Avv. Claudio Dal Piaz con cui intende premiare le migliori tesi dell’anno in un particolare settore del diritto amministrativo, scelto annualmente da un Comitato Scientifico prevalentemente individuato e composto da allievi e collaboratori storici del Prof. Avv. Claudio Dal Piaz.

Ogni anno vengono premiate tre tesi (1° Premio: 1.500 euro, 2° Premio: 1.000 euro, 3° Premio: 500 euro) al fine di permettere ai vincitori di integrare la formazione universitaria con master specialistici o corsi postlaurea e di approfondire la conoscenza e la passione per il diritto amministrativo, in modo tale da accedere alla professione o alla carriera accademica con maggiori competenze.

Per il Premio 2022 le tesi devono riguardare la Tutela cautelare nel processo amministrativo, avere conseguito la votazione minima di 110 e lode o la dignità di stampa ed essere accompagnate da una nota di patrocinio del Professore relatore della tesi.

La domanda di partecipazione dovrà essere inviata entro la data del 30 novembre 2022 via mail all’indirizzo info@studiolegaledalpiaz.it con allegata la seguente documentazione in formato digitale .pdf: tesi, nota di patrocinio del Professore relatore e certificato di valutazione.

Il Comitato Scientifico 2022 è composto da:

  • Prof. Avv. Carlo Emanuele GALLO
  • Avv. Giuseppe GALLENCA
  • Avv. Enrico RABINO
  • Avv. Franco SCANCARELLO
  • Avv. Chiara SERVETTI
  • Avv. Cristina ROGGIA
  • Avv. Antonio VERRANDO
  • Avv. Alessandro SCIOLLA
  • Avv. Sergio VIALE
  • Avv. Stefano PAPA
  • Avv. Alberto GRIVA
  • Avv. Francesco DAL PIAZ 

I criteri con cui saranno valutate le tesi (ad esempio: innovazione dei contenuti giuridici, ricerca, proprietà di linguaggio) verranno definiti dal Comitato e pubblicati entro il termine del 30 novembre 2022. 

L’argomento del Premio 2002: la Tutela cautelare nel processo amministrativo.

Le ragioni della scelta.

Nei primi anni settanta, il Prof. Avv. Claudio Dal Piaz aveva compreso che le scarne norme processuali che regolavano i ricorsi al Consiglio di Stato, trasferite in sede regionale, non avrebbero potuto soddisfare le esigenze di una giustizia amministrativa diffusa e che doveva essere accessibile ed effettiva anche per i cittadini comuni.
Uno dei problemi principali era rappresentato dalla scarsa incidenza dell’istituto della “sospensiva” che – nell’applicazione giurisprudenziale – era ben lontana dalla efficacia dell’art. 700 c.p.c..
In particolare, il problema si presentava per gli atti negativi, ritenuti non sospendibili perché non immediatamente immutanti la situazione di fatto su cui intervenivano, ed in quanto l’efficacia di una loro sospensione avrebbe richiesto un intervento positivo nei confronti della Pubblica Amministrazione, ritenuto all’epoca inammissibile se non in sede di ottemperanza ad una sentenza (il che finiva con il rendere improduttiva la decisione di merito).
Risultava praticamente inutile – per esempio – l’ annullamento della mancata ammissione ad un concorso per l’accesso al pubblico impiego se avveniva a concorso concluso.
L’ occasione di dare una “spallata” a tali principi venne fornita da una mancata ammissione agli esami di maturità, la cui impugnazione non avrebbe – in alcun modo – potuto essere definita prima della conclusione degli esami (che da quell’anno – 1976 – non prevedevano più la sessione autunnale).
Contro opinioni anche autorevoli, Claudio Dal Piaz decise di impugnare tale esclusione chiedendone la “sospensiva” con “ammissione con riserva” considerata la gravità e l’irreparabilità dell’esclusione stessa, avendo intuito che i tempi erano maturi per una svolta sulla problematica della sospensione degli atti negativi e che quella situazione era rappresentativa dell’inefficacia del processo amministrativo in sede cautelare: la sospensiva fu accolta con ammissione con riserva del candidato.

Da quel momento la sospensiva degli atti negativi non rappresentò più un “tabù” e la valutazione dell’istanza cautelare si svolse secondo i parametri tipici del periculum in mora e del fumus boni iuris: la vicenda ha avvicinato il grande pubblico alla giustizia amministrativa.